14 Settembre 2011
 Dite: è faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
...Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Di Janusz Korczak, il poeta dei bambini , qui in Blogosfere è stato pubblicato un bell'articolo in occasione della giornata della memoria. Perché questo scrittore e
pedagogista polacco morì nel campo di sterminio di Treblinka, «insieme
ai bambini del suo orfanotrofio».
Nei giorni scorsi circolava in rete questa sua poesia, bellissima, dal titolo E' faticoso frequentare i bambini:
Dite:
è faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
...Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E' piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all'altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
Janusz Korczak
08 Agosto 2011

"L'amore è... quando lui ha fame e tu lo nutri. L'amore è sapere quando ha fame"
Tratto dal romanzo "Il cavaliere dinverno" di Paullina Simons
03 Luglio 2011
Non capita spesso di sentire una bella rivisitazione di una canzone altrettanto bella del grande Rino Gaetano. Bravo Roy!
“Nuntereggaepiù” – Roy Paci
Abbasso e alè abbasso e alè abbasso e alè con le canzoni senza fatti e soluzioni l’immunità la clandestinità la sposa in bianco, il maschio forte i ministri puliti, i buffoni di corte ladri di polli super pensioni ladri di stato e stupratori il grasso ventre dei commendatori diete politicizzate evasori legalizzati auto blu sangue blu mozzarelle blu pillole blu amore blu rock and blues NUNTEREGGAEPIU’ Eya alalà Icpp Fli Udc Pdl Pd Lega Pci Udc Udc Udc Udc Scilipoti Avvocato Ghedini, Masi, Minzolini, Bunga Bunga, la Bossi Fini, dribbla Totti che passa a Chiellini, Cassano Zambrotta e poi Pazzini, la Gelmini Briatore Vespa Belpietro Fede Santoro Tanzi Marchionne Lele Mora Simona Ventura Morgan Sgarbi Corona onorevole eccellenza cavaliere senatore nobildonna eminenza monsignore vossia cherie mon amour NUNTEREGGAEPIU’ Ue paisà il vernissage il superenalotto il quarantotto il sessantotto il pitrentotto ed il G8 sulla spiaggia di Lampedusa indovina ma che illusioni lotteria per cento milioni mentre il popolo si gratta a dama c’è chi fa la patta a settemezzo c’ho la matta mentre vedo tanta gente che non c’ha l’acqua corrente e non c’ha niente ma chi me sente… ma chi me sente e allora amore mio ti amo che bella sei vali per sei ci giurerei ma è meglio lei che bella sei che bella lei vale per sei ci giurerei sei meglio tu che bella sei NUNTEREGGAEPIU’
26 Giugno 2011
Una volta una persona mi ha detto che quando sono pensierosa mi si forma una specie di fumetto virtuale sopra la testa. Probabilmente ha ragione. 
28 Aprile 2011

In questi giorni mi sento un po' come Salomè.
Fra tutti, v’era un artista il cui talento lo rapiva in lunghe estasi: Gustavo Moreau. Aveva acquistato i
suoi due capolavori e, per notti intere, sognava davanti a uno di essi, il
quadro di Salomè, sì concepito: sorgeva un trono
simile all’altar maggiore di una cattedrale, sotto innumerevoli volte sprizzanti
da colonne tarchiate come pilastri romanici, smaltate di mattonelle policrome,
incrostate da mosaici, incastonate di lapislazzuli e di sardoniche, in un
palazzo simile ad una basilica, di un’architettura a un tempo musulmana e
bizantina. Al centro del
tabernacolo che sormontava l’altare preceduto da gradini a semicerchio, era
seduto il tetrarca Erode, con una tiara in testa, le gambe riunite, le mani
sulle ginocchia. Il volto era
giallo, incartapecorito, pieno di rughe devastato dall’età; la sua lunga barba
fluttuava come una nuvola bianca sulle stelle di pietre preziose che
costellavano la stoffa ricamata d’oro sul suo petto. Intorno a questa
statua, immobile, fissata in una posa ieratica di divinità indù, bruciavano
profumi levando nubi di vapori, forati, come da occhi fosforescenti di felini,
dal fuoco delle gemme incastonate nelle pareti del trono. Poi il vapore saliva
e si estendeva sotto le arcate, dove il fumo bianco si frammischiava alla
polvere d’oro dei grandi fasci di luce che cadevano dalle cupole.
Nell’odore perverso
dei profumi, nell’atmosfera surriscaldata di quella chiesa, Salomè, col braccio
sinistro teso in un gesto di comando, il braccio destro piegato, tenendo
all’altezza del volto un grande loto, si avanza lentamente sulle punte, agli
accordi di una chitarra di cui una donna rannicchiata pizzica le corde. Col volto raccolto,
solenne, quasi augusto, ella comincia la lubrica danza che deve risvegliare i
sensi assopiti dal vecchio Erode; i seni le ondeggiano e, al contatto delle
collane agitate, le loro punte si ergono; sul madore della pelle, i diamanti
aderenti scintillano; i braccialetti, le cinture, gli anelli sprizzano faville;
sulla veste trionfale, intessuta di perle, ricamata d’argento, laminata d’oro,
la corazza delle oreficerie di cui ogni maglia è una gemma, entra in
combustione, intreccia serpenti di fuoco, fa formicolare sulla carne opaca,
sulla pelle rosa tea, quasi degli splendidi insetti dalle elitre sfolgoranti,
venate di carminio, punteggiate di giallo aurora, screziate di azzurro acciaio,
tigrate di verde pavone. Concentrata, con
gli occhi fissi, simile a una sonnambula, ella non vede né il tetrarca che
freme, né sua madre, la feroce Erodiade, che la sorveglia, né l’ermafrodito o
l’eunuco che sta, con la sciabola in pugno, ai piedi del trono, una terribile
figura velata fino alle gote, la cui mammella di castrato pende come una fiasca
sulla tunica variegata di arancione. Il personaggio di
Salomè, c osì ossessivo per gli artisti e per i poeti, tormentava da anni Des
Esseintes. Quante volte aveva letto nella vecchia Bibbia di Pietro Variquet,
tradotta dai dottori di teologia dell’università di Lovanio, il Vangelo di san
Matteo che racconta in ingenue e brevi frasi la decollazione del precursore;
quante volte aveva sognato su queste righe:
“Il giorno della
festa della nascita di Erode, la figlia di Erodiade danzò nel mezzo della
stanza e piacque a Erode. Per questo le
promise, con giuramento, di darle tutto quello che le avrebbe domandato. Ella dunque,
indotta da sua madre, disse: -Dammi su di un piatto la testa di Giovanni
Battista. E il re fu
turbato, ma a causa del giuramento e di quelli che erano seduti a tavola con
lui, comandò che le fosse consegnata. E mandò a
decapitate Giovanni nella prigione. E la testa di lui
fu portata in un piatto e data alla figlia; ed ella la presentò a sua madre.”
Ma né San Matteo,
né San Marco, né San Luca né gli altri evangelisti indugiavano sul delirante
fascino, sulle attive depravazioni della danzatrice. Essa restava cancellata,
si perdeva, in misterioso deliquio, nella lontana nebbia dei secoli,
inafferrabile per gli spiriti precisi e terra terra, accessibile solo ai
cervelli scossi, aguzzati, resi quasi visionari dalla nevrosi; ribelle ai pittori
della carne, Rubens, che la trasformò in una macellaia fiamminga,
incomprensibile per tutti gli scrittori che non hanno mai potuto rendere
l’inquietante esaltazione della danzatrice, la raffinata grandezza
dell’assassina.Nell’opera di
Gustavo Moreau, concepita al di fuori di tutti i dati del testamento, Des
Esseintes vedeva finalmente realizzata questa Salomè sovrumana e strana che
aveva sognato. Non era più la ballerina che strappa a un vecchio, con una
corrotta torsione delle reni, un grido di desiderio e di gioia; un agitar di
seni, un guizzar del ventre, un brivido della coscia; diveniva in qualche modo
la divinità simbolica dell’indistruttibile Lussuria, la dea dell’immortale
Isteria, la Bellezza maledetta, scelta fra tutte dalla Catalessia che le
irrigidiva le carni e le induriva i muscoli; la Bestia mostruosa, indifferente,
irresponsabile, insensibile, che avvelenava come Elena greca, tutto ciò che
avvicinava, tutto ciò che vedeva, tutto ciò che toccava.brano tratto dal libro "A ritroso" di Joris Karl Huysmans - Dipinto "Salomè di Gustave Moreau. Simbolismo.
26 Aprile 2011
Qualche tempo fa, sulla vetrina di una palestra, comparve un manifesto che rappresentava una ragazza spettacolare, accompagnata dalla scritta: 'QUEST'ESTATE VUOI ESSERE SIRENA O BALENA?"
Si dice che una donna, di cui non ci è pervenuta la tipologia fisica, ha risposto alla domanda in questi termini : 'Egregi signori, le balene sono sempre circondate da amici (delfini, foche, umani curiosi), hanno una vita sessuale molto vivace ed allevano dei cuccioli che allattano teneramente. Si divertono come pazze coi delfini, e si strafogano di gamberetti. Nuotano tutto il giorno e scoprono posti fantastici come la Patagonia, il mar di Barents o le barriere coralline della Polinesia. Cantano benissimo e registrano
talvolta dei CD. Sono impressionanti e sono amate, difese ed ammirate
da quasi tutti. Le sirene non esistono. Ma se esistessero
farebbero la fila dagli psicologi in preda ad un grave problema di
sdoppiamento della personalità (donna o pesce?). Non avrebbero
vita sessuale perché ucciderebbero tutti gli uomini che si avvicinano
(e del resto come farebbero)? Non potrebbero fare neanche bambini. Sarebbero graziose é vero, ma solitarie e tristi. E del resto chi vorrebbe vicino una ragazza che puzza di pesce? Non ci sono dubbi, io preferisco essere una balena.
P.S.
: In quest'epoca in cui i media ci mettono in testa che solo le magre
sono belle, io preferisco mangiare un gelato coi miei bambini, cenare
con un uomo che mi piace, bere un vino bianco coi miei amici. Noi donne
prendiamo peso perché accumuliamo tante di quella conoscenza, che
nella testa non ci sta più e si distribuisce in tutto il corpo. Noi non
siamo grasse, siamo enormemente colte. ...ogni volta che vedo il mio sedere in uno specchio penso: 'Mio Dio, come sono intelligente!
25 Aprile 2011
22 Aprile 2011
"Quando diciamo cose tipo "Le persone non cambiano", facciamo impazzire gli scienziati. Perché il cambiamento è letteralmente l'unica costante di tutta la scienza. L'energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono, muoiono. È il fatto che le persone cerchino di non
cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose
come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui
ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il
modo in cui insistiamo nel credere, malgrado tutte le indicazioni
scientifiche, che nella vita tutto sia per sempre. Il cambiamento è
costante. Come viviamo il cambiamento, questo dipende da noi.
Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una
seconda occasione di vita. Se apriamo le dita, se allentiamo la
presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come
adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere
un'altra occasione di vita, come se in ogni momento potessimo
nascere ancora una volta".

07 Marzo 2011
Ah Ah ah ah Dietro di te Io sono qui Cattivo
Via
Senza frenare
Fino a sbagliare  Muoviti a mosca cieca
Via
Fino a tremare
Fino a gridare
Per rimanere in volo Via
Senza parlare
Senza avvisare
Correre a mosca cieca
Via
Bestie e animali
Senza le ali
Vivere a mosca cieca
Tra ferite aperte dove scorre una sorgente limpida io ti ritroverò
Tu
Chiama e rispondo
Salto dal fondo
Dentro di te
Respiro
Io vivo
Mosca cieca - Gianna Nannini
05 Marzo 2011
Una simpatica canzone dei Fleetwood Mac, rispolverata per una pubblicità ma nata molto tempo prima, racchiude una grande verità. Anche se non tutta va proprio come vorremmo, le cose alla fine si aggiustano sempre. Magari in meglio. Un altro modo di intendere il mio "don't worry be happy".
If you wake up and don't want to smile, If it takes just a little while, Open your eyes and look at the day, You'll see things in a different way. Don't stop, thinking about tomorrow, Don't stop, it'll soon be here, It'll be, better than before, Yesterday's gone, yesterday's gone. Why not think about times to come, And not about the things that you've done, If your life was bad to you, Just think what tomorrow will do. Don't stop, thinking about tomorrow, Don't stop, it'll soon be here, It'll be, better than before, Yesterday's gone, yesterday's gone.
Se ti svegli e non hai voglia di sorridere se ti ci vuole un po' di tempo apri gli occhi e guarda la nuova giornata vedrai le cose in un'ottica diversa Non smettere di pensare al domani Non smettere, arriverà presto E sarà meglio di prima Ieri è già passato, già passato. Perchè non pensi ai momenti che devono ancora venire piuttosto che alle cose che hai fatto Se la vita è stata dura con te Pensa a quello che porterà il domani Non smettere di pensare al domani Non smettere, arriverà presto E sarà meglio di prima Ieri è già passato, già passato.
16 Novembre 2010
...ma non fidarsi è sempre meglio. (appunti per il futuro). Supereremo anche questa. 
20 Settembre 2010
 Sabato scorso, ad una cena in un ristorante giapponese con diversi amici, mi sono resa conto che ne per quanto mi riguarda, a livello personale, è finita un'epoca. E con essa, se ne vanno anche delle persone dalla mia vita. Non lo dico con rancore, solo con dispiacere. E' fisiologico, alcune vecchie amicizie non ci sono più e altre, nuove e sincere, hanno fatto capolino. E' doloroso rendersene conto, ma anche se sembra una frase fatta, un figlio ti cambia davvero la vita. E chi non conosce Agata (o non si impegna nel conoscerla) non conosce più nemmeno me. Io mi sento mamma, ma anche moglie, e soprattutto donna nel senso più ampio del termine. Nel rispetto del rapporto che ho con i miei amici, cerco di esserci sempre (o quasi, quando mi è possibile): faccio aperitivi, esco fuori a cena, sono presente ai compleanni e ai ritrovi. Ho una figlia, ma ho anche 27 anni. Ovviamente non è facilissimo con una bimba di 7 mesi, ma impegnarmi mi sembra il minimo. Non voglio più ipocrisia nella mia vita, non mi interessa mantenere rapporti solo per una festa di compleanno o per Natale. Lo so che sembro dura, ma prima era diverso. Ora l'amore che provo per Agata e quello che mi fa provare lei ogni giorno è una cosa troppo forte, e come dicevo prima, le mie conoscenze che non si rapportano con lei automaticamente non possono farlo con me. Ho quindi simbolicamente eliminato contatti da Facebook. Dopo tutti questi tagli, mi sento più leggera.
18 Agosto 2010

Quando pensi di essere arrivata alla "fine" (in senso relativo, ovviamente) della tua cariera lavorativa, quando ti sei già fatta i conti in tasca e in testa per capire come inventarti una nuova professione... le carte in tavola cambiano. Senza neanche rendermene conto, mi trovo con una nuova sfida tra le mani, qualcosa di nuovo, che mi piace e mi stimola molto. Riuscirò a rimanere nel mio ambiente, l'arredamento, ma in una veste tutta nuova, quella della web... webmaster... o webdesigner... si, insomma, quella della web-qualcosa!
26 Luglio 2010
Me la diceva sempre mio nonno quando ero piccola per farmi ridere ed evidentemente ci riusciva. Per non dimenticarla la scrivo qui: "Le ossa al cane, la carne al macellaio, il pelo al vento e le corna nel culo di chi non sta attento!"
08 Luglio 2010
Eh si, a volte ci rendiamo conto dell'importanza delle cose solo quando le stiamo per perdere Questo blog, per un errore mio (cancellazione errata dalla newsletter) stava per essere eliminato; fortunatamente il team di Giovani.it è corso in mio soccorso e mi ha ripristinato tutto. Non è che ci scrivessi tanto in questo blog, lo so bene. Ha avuto popolarità quando ero single e ribelle, quando parlavo delle mie avventure amorose, del mio rapporto ingarbugliato con il mio ex... si, insomma, quando era più intrigante. Ora, moglie e mamma felice, probabilmente non intrigo più. Sti cazzi! Questo blog racchiude tutto quello che sono stata e continuo ad essere da 6 anni a questa parte, è importante per me ed è questo quello che conta. Quindi... BENTORNATO GUAIETTO-BLOG!
14 Aprile 2010
01 Marzo 2010
Il 24 febbraio 2010, alle ore 00.12, con parto naturale è nata Agata: 2900 gr di amore per 49 cm di lunghezza!

30 Dicembre 2009

Filastrocca di capodanno fammi gli auguri per tuto l'anno; voglio un gennaio col sole d'aprile un luglio fresco, un marzo gentile; voglio un giorno senza sera voglio un mare senza bufera; voglio un pane sempre fresco, sul cipresso il fiore del pesco; che siano amici il gatto e il cane, che diano latte le fontane. Se voglio troppo, non darmi niente, dammi una faccia allegra solamente.
Gianni Rodari
18 Novembre 2009
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